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LA PRESENZA UMANA, UNA POTENTE MEDICINA

Qualche giorno fa è apparso sul web un servizio che raccontava dell’esistenza in Italia di una rete di medici di base, che hanno adottato un sistema di cura dei malati di Covid19, diverso da quello suggerito dal Ministero della Salute.

Questi medici che non si conoscevano fra loro, hanno deciso di curare i loro pazienti a domicilio e non ricorrere, se non per un caso su trecento malati, al ricovero in ospedale.

I risultati emersi sono stati davvero sorprendenti; quasi la totalità dei pazienti trattati nel loro ambiente e circondati dall’affetto e dal sostegno dei familiari, sono guariti dai sintomi del Covid19.

Un’altra esperienza, raccontata sul web da un medico di un ospedale Covid19, riguarda una coppia di anziani non vedenti, tutti e due colpiti dal Virus, che sono stati ricoverati, per la loro infermità, in due letti, uno vicino all’altra.

Dopo poco la moglie muore e il marito rimane solo e disperato.
Vista la situazione molto particolare, il medico del reparto concede, senza essere autorizzato dal protocollo, ad un figlio di andare a trovare il padre e di tenergli la mano.

La notizia diffusa dal medico è sorprendente: sembra che al solo  contatto della mano del figlio, il padre abbia subito reagito in modo molto positivo e il suo stato di salute sia notevolmente migliorato.

Ne deduco che la presenza umana sia fondamentale per il recupero della salute e dell’equilibrio psicofisico ed emozionale.

A questo proposito mi sono venute in mente alcune esperienze personali, e di seguito ne cito una in particolare, in cui mi sono trovata ad affrontare, una grave malattia che metteva in serio pericolo la mia sopravvivenza.

Era il 1975, avevo 27 anni.
Negli ultimi mesi avevo perso molti chili, ma a parte la perdita di peso, non avendo altri sintomi se non una grande stanchezza, il mio medico di base per molto tempo non si accorse che ero gravemente ammalata di una TBC polmonare, in stadio avanzato, che mi stava piano piano consumando, proprio come Mimì nella Bohème di Puccini.

Mi ricoverarono all’Ospedale Ramazzini di Modena dove rimasi per quasi tre mesi anche se la prognosi iniziale era di un anno di degenza.

Vicino a me in ospedale morivano, una dopo l’altra, donne malate di cancro ai polmoni.
L’ospedale era una vecchia villa ottocentesca, decadente e mal tenuta: un ambiente triste con malati terminali.

Mi sarei sentita molto sola e disperata se il Cielo non mi avesse mandato un Santo protettore, un ragazzo che frequentavo in quel momento, di cui ho perso le tracce, ma che vorrei ringraziare ovunque lui si trovi 0ra.

Il ragazzo si chiamava Willy ed era un rifugiato politico cileno, studente universitario, scappato dal Cile e arrivato in Italia, dopo il golpe di Pinochet del 1973.
Al mattino, Willy lavorava in una cooperativa di costruzioni, dove spostava mattoni, un lavoro molto pesante per un “quasi” ingegnere.

Willy terminava il suo turno di lavoro ogni giorno alle 13.00, mangiava un panino, prendeva il treno e alle 14.30 era già accanto al mio letto in ospedale.
Mi portava le notizie dal mondo, i giornali del mattino, i fiori freschi, qualche dolce e soprattutto stava con me ogni giorno fino alle cinque del pomeriggio.

La prognosi della mia malattia diceva che, se ce l’avessi fatta, avrei dovuto rimanere in ospedale almeno un anno.

Ma grazie all’amore e alla dedizione di Willy e a dosi massicce di Penicillina, sono potuta uscire dall’ospedale dopo meno di tre mesi.

La presenza umana, di una persona che ti vuole bene o che ti rassicura, è la più potente medicina che esista.

L’isolamento e il distanziamento, tanto praticati oggi negli ospedali, e raccomandati anche nella vita quotidiana, invece, sono pratiche che più che guarire, ti possono far ammalare più facilmente.

Ed è per questa ed altre esperienze che ho avuto nella mia vita, che apprezzo molto l’impegno di quei medici coraggiosi che, pur andando contro alle direttive ministeriali, permettono ai malati di curarsi a casa, e con la loro presenza ed esperienza professionale, danno sicurezza e aiutano il malato a giungere ad un esito positivo della malattia.

Questa, secondo me, è una grande lezione di umanità da cui prendere spunto ed esempio.

ESERCIZIO
C’è qualcuno di tua conoscenza che si trova in una difficile situazione? Stagli vicino, a volte basta anche solo una telefonata per fare sentire che ci sei.

Lascia un commento o scrivimi a info@graziellabertozzi.it

 

Comments:

  • Maria Grazia Naldi

    Gennaio 31, 2021 at 7:59 pm

    Il famoso professor Gaist chiese a mio padre se sapeva quale fosse la terapia più efficace, poi asserì: “Quella della sponda del letto”.
    Spiegandosi disse che se un medico (ma anche un amico, un parente o un conoscente) si fossero seduti alla sponda del letto per incoraggiare ed ascoltare la persona malata, questo avrebbe sicuramente influito sulla sua ripresa fisica mentale ed emotiva.

    • Graziella

      Febbraio 5, 2021 at 10:37 pm

      Grazie Maria Grazia. Ho conosciuto personalmente il prof Gaist grande medico

  • Barbara Vitali

    Gennaio 31, 2021 at 10:12 pm

    È il problema piu antico del mondo… La mancanza di calore umano… Cosa darei perché qualcuno desse amore e calore a me, ne ho talmente bisogno io che non saprei come darne agli altri….

    • Graziella

      Febbraio 5, 2021 at 10:41 pm

      Dare e ricevere sono le due facce della stessa medaglia. Senza una non esiste neanche l’altra.

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