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PIANGERE IL CANTO DELL’ANIMA – Quando il pianto è liberatorio

Fin da piccola mi hanno insegnato che piangere è un segno di debolezza, una cosa da “femminucce”.

Non dovevo piangere, anche quando mia madre mi menava per i miei ritardi. Non rispettavo mai gli orari di rientro a casa.

Il mondo là fuori mi appassionava talmente tanto che perdevo sempre la nozione del tempo, anche se sapevo bene che al ritorno mi aspettavano le botte.

Crescendo mi sono abituata a reprimere le mie emozioni e anche in momenti di grande dolore, solo pochissime volte mi sono lasciata andare al pianto.

In questo periodo di riflessione, devo riconoscere che il Covid ha fatto la sua parte. Mi ritrovo spesso a pensare a tutte le volte che ho represso le mie emozioni creando poi le condizioni per dovermi confrontare con stati depressivi che mi hanno accompagnato soprattutto nella prima parte della mia vita.

Il Covid sta facendo un grande lavoro negli animi. Sta portando alla luce vecchi conflitti, vecchie ferite ancora vive, tutto quello che, a causa della vita frenetica a cui eravamo abituati, evitavamo di guardare.

Sento tanta gente che si sta confrontando con vecchie questioni irrisolte. Tutto questo produce un grande scombussolamento nella loro vita, ma è assolutamente indispensabile per fare il salto quantico che aspettiamo da tanto tempo e che questo periodo di emergenza richiede.

Un salto che ci permette di capire e sentire cosa è veramente importante per noi e cosa invece è solo il frutto della bramosia di potere o di beni materiali spesso superflui.

Piangere spesso ci aiuta a lasciare andare quelle emozioni che ci impediscono di vivere una vita serena e in pace con noi stessi e con gli altri.

Piangere ci libera dalle tossine che si accumulano nel nostro corpo e ci fanno ammalare più facilmente.

Piangere ci aiuta a connetterci con le nostre emozioni più profonde e con il nostro corpo.

Sento il bisogno di piangere soprattutto nei casi in cui vivo la separazione da persone a me molto care.

Quando non ci riesco il dolore diventa un dolore sordo, un dolore che occupa tutto lo spazio interiore.

Perdo l’orientamento, non so più dove sono, cosa sto facendo e dove sto andando.

E’ un dolore che mi impedisce di pensare in modo lucido, che mi toglie la gioia di vivere.

Quando questo succede allora mi sforzo di uscire dal pregiudizio che il pianto è un atteggiamento delle persone deboli e insicure.

Quando il pianto è liberatorio è un vero canto dell’anima.

E tu, da quanto tempo non ti lasci andare ad un bel pianto liberatorio?

 

Vai a leggere sul mio blog tutti gli articoli scritti durante il lockdown – graziellabertozzi.it/blog

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Grazie dell’attenzione – lascia un commento, grazie.

Comments:

  • Angela

    Ottobre 9, 2020 at 4:30 pm

    Che bello Graziella, tante verità condensate in poche righe, grazie! Piangere come momento di connessione tra le emozioni e il nostro corpo: mi piace questa idea. Ed è verissimo che ogni repressione di emozioni tristi porta alla depressione. Molto meglio riconoscerle e concedersele. Sembra peggio sul momento, sembra più facile nasconderle, ma non funziona per niente!

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