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Meglio soli o mal accompagnati?

Solitudine o convivenza forzata non felice in tempo di Coronavirus

In questi giorni penso spesso alle persone che si trovano ad affrontare, da soli in casa, questo periodo di emergenza.
Non parlo solo degli anziani che purtroppo spesso conoscono questa condizione, ma parlo di tutti coloro che di solito in casa ci stanno molto poco.
Penso anche a tutti coloro che invece sono costretti a condividere la casa con la famiglia o con persone che a volte non  sono gradite e con le quali hanno situazioni di conflitto e di tensione.
Poi penso agli amanti clandestini, quelli che in questo momento devono per forza rimanere separati, e che si trovano a guardare in faccia la realtà, e alle loro scelte.

Tutti questi, e tutti noi, in questo momento, dovremmo porci qualche domanda:

  • Cosa voglio veramente dalla vita?
  • Quale è la mia scala di valori soprattutto in questo momento?
  • Cosa posso fare per trasformare una situazione di disagio e a volte molto problematica in una invece serena e armonica?
  • Come posso recuperare un rapporto con la mia famiglia, rapporto che da molto tempo sopravvive grazie al fatto che non ci vedevamo quasi mai ed ognuno fa più o meno la propria vita?

E se questa fosse proprio l’occasione per recuperare i rapporti, lasciare andare i vecchi rancori, le vecchie emozioni negative per recuperare uno spirito familiare e di gruppo?  

Solo in questi momenti forse ci rendiamo conto che non siamo immortali, che la vita è breve, e soprattutto legata ad un filo.
Forse è proprio questo che ci viene richiesto da questa esperienza.
Ci viene richiesto di dissolvere l’egoismo che ci divide dagli altri essere umani e che ci isola in una cupa amarezza.
Di dissolvere il malumore, la rabbia, i pensieri negativi, la paura.
C’è chi per fare questo si affida alla fede religiosa, chi invece non è religioso, si riferisce ugualmente a Leggi di bontà, di solidarietà e di fiducia umana.

Cosa si può fare in pratica ogni giorno, in questo periodo, per le persone che sono in una situazione di convivenza forzata non felice o di clausura?   
Questa situazione può essere molto faticosa per chi ha problemi a relazionarsi o vive situazioni in sospeso, come segreti, ingiustizie subite, o presunte ingiustizie subite.
Ma può essere l’occasione di affrontare queste problematiche, prendendo la propria parte di responsabilità dell’accaduto e lasciando all’altro o agli altri la loro parte? Credo proprio di sì. In questo modo spesso le cose si compensano e ritorna la pace.

Non serve SCUSARSI o chiedere PERDONO nel caso in cui abbiate fatto un torto a qualcuno.
Basta mettersi la mano sul cuore e dire alla persona guardandola negli occhi: MI DISPIACE.
Se la persona non è presente usate l’immaginazione o fatelo con una foto o con un oggetto che le appartiene.

Per riconnettersi con un figlio/figlia, o con un parente o un amico con il quale siete in conflitto e questo vi fa stare male, mettete la mano sul cuore e dite:
GRAZIE per la tua amicizia, o per essere mio figlio/a
TI VOGLIO BENE, se ho fatto qualcosa che ti ha fatto male MI DISPIACE.

Queste sono parole molto potenti che se dette con convinzione e col cuore guariscono qualsiasi ferita presente o passata.

PROVATECI E VEDRETE!

QUESTA E’ LA MIA ESPERIENZA di 71 anni di vita e di 20 anni di Costellazioni Familiari.

Se volete saperne di più visitate il mio sito www.costellazionifamiliaribologna.it oppure chiamatemi al 3483906042.

Sarò felice di dare una mano a chi ne ha più bisogno.

Suggerisco la lettura di due libri che vi aiuteranno ad approfondire l’argomento.

    • Riconoscere ciò che è.
      Bert Hellinger e Gabriella Ten Hoevel
  • Ti permetto di fare parte di me
    Andrea Penna

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