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LA VECCHIAIA NON ESISTE – Basta mantenersi in salute

La vecchiaia non esiste, basta mantenersi in salute e coltivare una o più passioni e non si invecchia mai.

Stasera 24 ottobre 2021 ho ascoltato Dacia Maraini che interveniva nella trasmissione Le Parole su RAI 3, parlando della vecchiaia.

Diceva proprio questo: ” il problema non è la vecchiaia ma la malattia”.

Se uno si mantiene in salute e aggiungo io, coltiva una o più passioni non invecchia mai.

Il dibattito poi verteva sulla struttura del  cervello umano; la domanda era se ci fossero differenze strutturali fra il cervello di un uomo e quello di una donna.

La scienza ha dimostrato che non ci sono differenze strutturali ma solo culturali.

Le donne hanno un cervello più piccolo mediamente dell’11 percento ma solo perché il corpo delle donne è in media più piccolo di quello dell’uomo, quindi anche il cervello lo è.

Questo però non limita la funzionalità. Le donne per millenni si sono occupate del “servizio agli altri” e questo ha portato a strutturare la funzionalità del cervello in questo ambito.

Questo non toglie alle donne la possibilità di raggiungere l’eccellenza in campi dove l’uomo è storicamente più allenato.

Non me la sento di giudicare se questa divisione dei ruoli, la donna che accudisce e l’uomo che produce, sia stata e sia tutt’ora un bene per l’Umanità.

Esiste una realtà biologica legata alla sopravvivenza della specie che ha assegnato alla donna la facoltà di procreare e di allevare la prole. Come del resto succede quasi sempre nel regno animale.

Questo ruolo assegnato alla donna però, invece di essere riconosciuto e valorizzato come merita, ha posto la donna in una posizione di sudditanza rispetto all’uomo.

A questo punto mi viene in mente che il motivo principale sia la proprietà dei beni e la discendenza.

La proprietà privata impone all’uomo la necessità di essere sicuro che i suoi beni vengano tramandati ai suoi figli legittimi. Come è noto la maternità è certa mentre la paternità non lo è. Quindi è stato necessario relegare la donna in un ruolo di sudditanza e limitarne il potere.

Quando la proprietà dei beni era comune, non c’era bisogno di controllare la donna e quindi lei aveva il posto che meritava nella società e il giusto riconoscimento dell’importanza del suo ruolo.

Siamo tutti nati da una donna. Quindi è lei che dovrebbe venire riconosciuta e onorata da tutti invece di essere relegata ad un ruolo marginale nella società.

Soprattutto nelle religioni monoteiste la donna viene spesso vista come una peccatrice, una provocatrice, quella che induce l’uomo a fare scelte immorali e contro il volere divino.

E’ un marchio di fabbrica che noi donne ci portiamo dietro dall’infanzia.

Mi ricordo di quando ero molto piccola forse tre o quattro anni. Ero a casa di una zia dove c’erano altre donne che guardavano un bimbo maschio appena nato. Il bimbo era nudo e loro elogiavano le sue fattezze soprattutto dei suoi organi sessuali.

Dicevano l’una all’altra: ”guarda sotto come è messo bene!!”. Io ero andata in bagno, mi ero fatta la pipì addosso e mi ero tolta le mutandine. Mi presentai alle donne con la gonna tirata su per far vedere che mi ero fatta la pipì addosso e loro esclamarono con foga: “tira giù quella sottana! e nascondi le tue vergogne!”

Fu uno choc che ricordo ancora oggi.

Gli organi genitali del bimbo erano da onorare e vezzeggiare, mentre i miei erano da nascondere e di cui vergognarsi!

Questo vale anche per quanto riguarda la menopausa.

Quando una donna entra in menopausa spesso  sente che sta invecchiando, di non essere più la stessa persona.

Non c’è una ragione fisica, ma solo una ragione culturale. Se non sei più in grado di procreare non vali più nulla.

Mi ricordo di aver sentito mio padre parlare delle donne in menopausa con questa frase “Bon da gnint” che in dialetto romagnolo significa “buone da niente”.

Certamente ora le cose stanno lentamente cambiando, almeno in superficie. Le nuove generazioni soprattutto nelle regioni più scolarizzate, sentono meno l’influenza delle generazioni passate, anche se i femminicidi continuano ad essere una piaga sociale.

E’ però dimostrato che la cultura e la maggiore consapevolezza possano cambiare anche il nostro DNA.

Grazie dell’attenzione

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