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Il patto con l’Universo

In questo momento storico di delirio collettivo a causa del Coronavirus, che si sta diffondendo in gran parte del mondo e che mette in difficoltà tante famiglie e attività, mi sento ispirata a scrivere una delle esperienze più significative della mia vita.

Era il 1989 e dirigevo insieme a mia sorella l’azienda che avevo creato sette anni prima, che operava nel campo dell’organizzazione di eventi nel settore farmaceutico e medico.

Avevo creato questa azienda con un milione delle vecchie lire e, nonostante le poche risorse, ma grazie alla nostra professionalità e impegno, l’azienda aveva molto successo nel creare eventi, congressi e corsi di formazione rivolti alla classe medica in Italia.

L’intento di mia sorella e mio era quello di risollevare, con questa attività, le sorti economiche di tre famiglie: la mia, quella di mia sorella e quella dei nostri genitori.
Nonostante il successo, la situazione economica della nostra azienda era molto precaria, perché i soldi entravano, ma poi uscivano senza lasciare per noi un reddito sufficiente a raggiungere il nostro obiettivo.

Non avendo risorse pregresse tutto quello che guadagnavamo dall’attività andava a sostenere l’attività stessa.
Avevamo quattro dipendenti, che percepivano uno stipendio superiore al nostro.
Io e mia sorella dovevano crescere i nostri figli.
Nessuna delle tre famiglie aveva una casa di proprietà quindi tutti dovevamo pagare l’affitto.
Nostro padre aveva necessità di una casa protetta che costava due milioni al mese e nostra madre percepiva una pensione di cinquecento mila lire al mese.

Mia sorella ed io lavoravamo sodo durante la settimana e non avevamo il tempo di scambiarci le opinioni sull’azienda, quindi ogni venerdì sera ci trovavamo in osteria per rilassarci, parlare dei fatti della settimana e per fare programmi per il futuro.

Un venerdì sera ci trovammo come sempre al Circolo Pickwick per discutere della situazione e ci rendemmo conto di non avere la soluzione.

Non potevamo sperare di vendere l’azienda, perché nessuno ci avrebbe comprati.
Non potevamo pensare di chiudere l’azienda perché ci sarebbe costato troppo per le nostre risorse.
E anche se avessimo chiuso l’azienda e fossimo andate a lavorare come dipendenti, lo stipendio non ci sarebbe bastato per risollevare le sorti economiche delle tre famiglie.

Non sapevamo proprio come fare.
Ci guardammo negli occhi senza trovare una soluzione.
In quel preciso momento mi venne un flash, una sorta di ispirazione e chiamai: “Oste! La bottiglia più cara dell’osteria!”.
Lui ci portò un Sautern francese del 1975 del valore di ottantaseimila lire, un decimo del nostro stipendio mensile.

Io e mia sorella ci prendemmo per mano, guardammo verso il cielo ed io dissi:
“Le nostre tre famiglie meritano di più, noi la soluzione non l’abbiamo, sono sicura che tu ce l’hai, PENSACI TU!”
E dopo cominciammo a bere, a ridere, a piangere ad abbracciarci fino a tarda sera.

Il giorno dopo decidemmo di apportare qualche piccolo aggiustamento all’organizzazione dell’azienda, ma niente che potesse giustificare quello che successe dopo.

La settimana dopo, una famosa multinazionale farmaceutica, nostra cliente, ci pagò una fattura di quasi cinquanta milioni di lire due volte.
Noi aspettammo che loro ci chiedessero il rimborso, ma questo non è mai avvenuto.

Dopo un po’ una famosa azienda farmaceutica giapponese si sbagliò nel fare il bonifico per l’iscrizione ad un congresso di quattro medici giapponesi, e ci inviò un importo di ventidue milioni invece che di due milioni e duecento mila lire. Anche in questo caso l’azienda non ci chiese il rimborso.

Da quel momento la nostra attività diventò talmente produttiva che dopo pochi mesi comprammo la prima casa a nostra madre e ci facemmo carico di nostro padre ospite in una casa di riposo protetta a due milioni al mese.

Il nostro stipendio è passato da un milione al mese lordo a tre milioni al mese a cinque milioni al mese lordi e così via per altri dodici anni fino alla vendita dell’attività.

Questa esperienza mi ha insegnato ad affidarmi.
Quando sembra che non ci sia via d’uscita, quando non sai che pesci pigliare, è il momento di affidarsi.

L’Universo è pieno di soluzioni basta crederci e non pensare come la soluzione possa arrivare, ma solo la certezza che tutto è possibile se l’intento è giusto per la propria crescita ed evoluzione personale e spirituale.

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