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IL BRASILE – L’incontro al Pelurino

Il Pelurino è il quartiere di Salvador Bahia dove negli anni’ 80 rischiavi la vita per 10 dollari.
Le persone erano talmente disperate che se vedevano un turista lo aggredivano, gli toglievano tutti i soldi e se non erano troppo soddisfatti dei soldi che avevano trovato, gli infilavano un coltello nella pancia senza troppo pensarci.

A quei tempi il Brasile era un paese devastato.
Inflazione a mille, bambini uccisi nelle strade perché erano troppi e fastidiosi.
Se andavi in un ristorante a mangiare la tipica carne brasiliana con fagioli neri, i bambini stavano attaccati al tuo tavolo e aspettavano che tu dessi loro gli ossi della carne già spolpata da te. Proprio come facciamo qui con i cani.

La nostra guida e interprete, moglie di un ragazzo italiano di Cuneo, ci raccontò delle storie terribili che le erano capitate.
Sulla spiaggia di Salvador Bahia un pomeriggio, mentre era con il suo ex ragazzo a passeggiare,  quattro ceffi l’avevano violentata a turno davanti al suo ragazzo e poi si erano chiesti se ucciderli tutti e due oppure no. Lei riuscì a convincerli che non era il caso e loro li lasciarono lì mezzi morti di paura e di dolore. E questo allora era la norma. Non si poteva passeggiare tranquillamente senza il pericolo di essere aggrediti.

Una sera la nostra guida e suo marito ci accompagnò al Pelurino per la festa del loro Dio della guerra, e quindi essendoci molta gente, non c’era tanto pericolo.
Era una serata bellissima con un cielo pieno di stelle, le musiche e le danze erano davvero spettacolari.
Appena arrivati sulla piazza principale ci venne incontro una donna India.

Mi guardò, prese le mie mani fra le sue, e mi disse una frase che la guida tradusse così:

“Tu sei figlia di Santo, tu sei figlia di Santo”.

Mi ricordai che le figlie di Santo sono quelle che partecipano alle sedute del Condomblé sul Terreiro.
Devono essere vergini, vestite di bianco e vanno in tranche per connettersi con il loro Dio della Guerra.
Sono rituali molto antichi e a volte anche molto violenti portati in Brasile dagli schiavi africani.

Io rimasi sorpresa e risposi che ero italiana e che non avevo niente a che fare con il Condomblé e la cultura brasiliana.
Ma lei insistette e ci portò in una casa lì vicino dove c’era una signora che era la mia esatta fotocopia.
Una vera sosia.
E anche lì sentii che c’ero già stata, probabilmente nella vita in cui ero figlia di una famiglia tedesca ed ero scappata in Brasile per ritrovare la mia libertà.

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