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Il Bottone di Andrea

Era il 2008 e mio figlio Andrea aveva circa trent’anni.
Un giorno mi disse di sentirsi come un vecchio arrivato alla fine della sua carriera e della sua vita.

Andrea in quel momento lavorava come consulente di immagine in un’azienda bolognese che lo pagava molto bene, aveva una fidanzata bella e brava, una casa in centro a Bologna con giardino, una mamma che viveva al 2° piano dello stesso palazzo.

Andrea disse che l’anno dopo sarebbe partito per Londra lasciando tutto e tutti per ricominciare da capo.
Mi disse anche che restando a casa non sarebbe mai diventato un uomo adulto. Quindi non aveva scelta e doveva andare.
Sentii che aveva ragione, anche se mi dispiaceva perderlo di nuovo.
A diciannove anni era partito per andare a studiare a Milano ed era tornato a casa dopo sei anni. Ora era a casa da poco e voleva già ripartire.

Poi capii che questa necessità nasceva soprattutto dal fatto che voleva tagliare il cordone ombelicale con me.
Il nostro rapporto era ormai da molti anni, molto stretto, soprattutto da quando era morto il mio compagno.
E in qualche modo questo impediva ad Andrea di sentirsi libero di fare la propria vita e le proprie scelte in fatto di relazioni.
Molte storielle, che poi finivano in niente, oppure donne troppo giovani alle quali lui faceva da padre.

Come nel caso della fidanzata con la quale conviveva in quel momento.

Dopo un paio di mesi che si era trasferito a Londra, venne a casa per le feste di Natale.
Ci vedemmo solo un paio di giorni perché io, come ogni anno, il 26 dicembre partii con un gruppo a camminare nel deserto marocchino.

Quando tornai il 5 gennaio Andrea era già ripartito per Londra.
Mi accorsi subito che la casa non era più la stessa.
In camera sua erano sparite tutte le sue cose.
Aveva lasciato una lettera scritta a mano sulla mia scrivania nascosta dentro al mio portatile. La vidi solo dopo due giorni.
La lettera era veramente terribile.

Cercava di tagliare il cordone forzando la situazione. Scriveva di amarmi molto, ma che doveva mettere in atto delle regole restrittive per allontanarsi da me, se voleva poter concretizzare una relazione sentimentale e duratura con una donna.
Disse che ci saremmo sentiti su Skype solo una mezz’ora alla domenica sera, dalle 21 alle 21,30, che quando fosse venuto a Bologna non sarebbe venuto a casa, ma sarebbe andato dai suoi amici, etc. etc.
Capivo la sua rabbia e la sua frustrazione per aver dovuto prendersi la responsabilità di me, sua madre, in assenza di un marito o di un compagno.
Ma non potevo farci niente, potevo solo aspettare che lui elaborasse il lutto della separazione.

Per molti anni successivi andai a Londra solo un paio di volte all’anno e solo per due giorni.
Arrivavo il venerdì nel tardo pomeriggio e ripartivo il lunedì mattino molto presto.
Lui era carino con me, ma si forzava di non essere più mio complice.

Diceva che non voleva più essere il mio psicoterapeuta, il mio angelo custode, il mio guru, come era stato per me negli ultimi anni.
Era tutto vero, avevo “usato” mio figlio come il mio unico vero referente maschile.
Tutti gli uomini che mi capitava di frequentare non potevano neanche lontanamente sostituirlo.
Avevo bisogno di lui, dei suoi consigli, del suo equilibrio, della sua saggezza.

Mi feci forza e accettai le regole che mi aveva imposte.
Tutto questo fino alla fine di luglio del 2018.

Era un sabato e io stavo tornando da una settimana in barca a vela all’Isola d’Elba.
Una vacanza bellissima con un gruppo di persone straordinarie che avevo conosciuto in quella occasione.
Lo stesso giorno Andrea arrivava da Londra per passare un paio di giorni con me e con i suoi amici bolognesi prima di partire per una vacanza di dieci giorni con i suoi zii, mia sorella e mio cognato, che lo aspettavano in barca a vela in Grecia.

Mentre quel sabato eravamo tutti e due al ristorante, mi chiamò mia sorella Marina per invitarmi ad andare in barca con loro e Andrea quella settimana.
Il volo era previsto in partenza da Bologna il mercoledì dopo, costava 100 euro di andata e ritorno, e ritornava dopo una settimana a Bologna. Perfetto!!

Entusiasta ma con qualche sensazione di disagio lo dissi ad Andrea.
Lui reagì molto male. Disse che quella era la sua vacanza, che io non c’entravo.
Che lui mi amava molto, ma che dopo due giorni insieme lui cominciava a sentirsi già a disagio.
Che non voleva assolutamente che io andassi con loro, in barca quella settimana.
Rimasi male, ma mi resi conto che sotto sotto c’era dell’altro che non voleva venire fuori.
La domenica sera, quando avevo già rinunciato al viaggio, mi venne un “colpo della strega” che mi impediva di muovermi.

Il lunedì Andrea mi chiese cosa volevo per il mio prossimo compleanno. Da lì a 15 giorni avrei compito 70 anni, ed io risposi, senza pensarci, che volevo trascorrere una settimana con la mia famiglia, cioè lui, mia sorella e mio cognato.
Si alterò molto e continuò a sostenere la tesi del rifiuto.

Allora adottai una strategia che avevo imparato proprio da Andrea e gli raccontai che lui alcuni anni prima mi aveva dato un consiglio che si era rivelato molto efficace.
In quei tempi avevo un rapporto conflittuale con il mio vicino di casa in Toscana, e non sapevo propri come fare.
Quella casa è il posto dove io vado a riposare e a staccare la mente dai problemi, e trovarmi ogni volta con uno che ti urla nelle orecchie non era certo una bella cosa. Andrea mi disse allora, che dovevo fare così: la prossima volta che fossi andata nella casa in Toscana, dovevo immaginare che fosse la prima volta e che tutto quello che era successo in precedenza non esisteva più.
Dovevo insomma ricominciare da capo.
Quel suggerimento funzionò talmente bene che negli ultimi tre anni il mio vicino di casa è diventato un vero Angelo.

Ricordai questo episodio ad Andrea e lui disse:
“Se fosse facile premere un bottone e dimenticare tutto il passato!!!” e poi uscii per andare coi suoi amici.

Il giorno dopo presi il coraggio a due mani e gli parlai con tutto il mio cuore e gli dissi:

“Caro Andrea, da te ho ricevuto molto, ma molto di più di quello che mi potessi aspettare da un figlio. Tu non mi devi più niente.
Tu non ti devi più sentire responsabile di me e della mia vita. Al momento sono totalmente autosufficiente, sia dal punto di vista economico, che per quanto riguarda la salute.
Se tu mi dicessi che nei prossimi cinque anni non mi vuoi vedere, perché questo ti aiuterà a tagliare il cordone, mi dispiacerà, certo, ma lo capirò.
E’ giusto che tu prenda in mano la tua vita e il tuo destino, hai già 40anni e capisco il tuo desiderio di formare una famiglia e di avere dei figli.
Quindi da questo momento ti lascio libero.”

A quel punto lui uscì di casa e dopo un’oretta mi scrisse un messaggio dicendomi di prenotare subito il biglietto aereo per la Grecia.
Mi disse che sarebbe stato felice se io fossi partita con lui per stare in vacanza una settimana tutti insieme.

Io gli risposi chiedendogli cosa fosse successo, e gli dissi che lo avrei aspettato a casa per parlarne.

Al suo rientro mi disse che aveva deciso di non voler più litigare con me, che voleva fare un passo indietro.
Che sarebbe stato molto felice se io fossi andata in vacanza con lui e con i suoi zii in barca in Grecia, anche per festeggiare i miei settant’anni.
La schiena continuava a farmi male, ma grazie alle mie cure omeopatiche riuscii a fatica a scendere le scale a prendere il taxi e andare all’aeroporto dove mi aspettava l’assistenza con sedia a rotelle.
Anche all’aeroporto di Preveza mi aspettava l’assistenza e quando arrivai in barca mia sorella mi guardò e mi disse: “Ma dove vai conciata così?”.
Ma io sapevo che sarei guarita subito e che la mia vita aveva svoltato in una strada più luminosa e tranquilla.
E così è stato.

Oggi 24 gennaio 2020, Andrea e la sua nuova compagna stanno aspettando un figlio che sarebbe dovuto già nascere una settimana fa.

Andrea ed anche Miranda sono molto felici ed anche io e non vedo l’ora di conoscere e di prendere tra le braccia questo nipotino metà italiano e metà londinese.

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